Closing Milan: si chiude l’era Berlusconi

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Van Basten e gli olandesi

Dopo un lunga, estenuante, grottesca trattativa, su cui si è scritto e detto – quasi – di tutto, giovedì 13 aprile il Milan è diventato cinese, passando da Silvio Berlusconi al broker Li Yonghong, giusto in tempo per il derby di Pasqua con l’Inter di Suning (da applausi la mossa di marketing, almeno questa!). Si chiude quindi un’era, quella del signor B., l’uomo più controverso e chiacchierato dell’ultimo trentennio, che ha cambiato il calcio, rendendolo uno spettacolo, in campo e fuori, con la sua lungimiranza.

La stessa che dimostrò Stefano Tacconi il giorno della presentazione del neo presidente rossonero, che arrivò a Milanello in elicottero: “Gli servirà per scappare dopo le sconfitte” fu il commento dell’allora numero uno della Juventus! La prima gioia gliela regala Daniele Massaro, che decide nei tempi supplementari lo spareggio UEFA contro la Sampdoria. Poi la prima grande intuizione: Arrigo Sacchi.

Pressing alto, gioco senza palla, difesa a zona sono alcuni dei dogmi imposti dall’allenatore di Fusignano, che sfidando critica e diffidenza (“Come può allenare campioni senza esserlo mai stato?” gli chiesero alla Bocconi durante un conferenza. “Non sapevo che per essere un bravo fantino devi prima essere stato un cavallo“, la risposta), rivoluzionerà un’epoca con il Milan degli olandesi, premiato dalla UEFA come la più grande squadra di tutti i tempi! Nel 1987 il primo scudetto, che rompe un digiuno di vittorie di 7 anni, dopo una fantastica rimonta al Napoli di Maradona, battuto sia a Milano (4-1) che al San Paolo (3-2) nello scontro diretto.

Ma al signor B. non basta primeggiare in Italia: vuole l’Europa prima e il Mondo poi. Sempre con il bel gioco. E Sacchi lo accontenta. Prende il terzo tulipano, Frank Rijkaard, e non Borghi, talento argentino che tanto piaceva al presidente ma che poco si integrava con gli schemi e l’idea di football del mister, e lo affianca Gullit “Cervo che esce da foresta” e Van Basten “Il cigno di Utrecht“, capitan Baresi, Maldini, Tassotti, Costacurta, Ancelotti e Donadoni. Il Milan diventa leggenda. La nebbia e i rigori di Belgrado, la cinquina al Real Madrid, le doppiette di Gullit e Van Basten in un Camp Nou vestito interamente di rossonero: è l’89, la prima Coppa dei Campioni vinta da Sacchi e Berlusconi.

Ne arriverà un’altra (1-0 al Benfica a Vienna, gol di Rijkaard), e poi 2 Supercoppe Europee e 2 Intercontinentali. In Italia invece lo scudetto dell’esordio non fu più bissato. E dopo 4 anni vincenti, ma anche intensi, arrivò la notte di Marsiglia e si spense la luce sul Milan di Sacchi. Al suo posto arrivò Fabio Capello, altra scommessa. Vinta, ovviamente. Nasce il Milan degli “Invincibili” (59 gare senza sconfitte), che porta quattro scudetti, una Champions (lezione di calcio e umiltà al Barcellona di Cruijff), ma anche due perse, con Ajax e Marsiglia. Poi sarà la volta di Ancelotti, Kakà e Shevchenko, Inzaghi e Gattuso, Pirlo e Nesta. E Maldini, che meriterebbe un capitolo a parte, oltre a un monumento. Arriveranno altre due Champions (Manchester 03′ e Atene 07′), due Supercoppe Europee, un Mondiale per Club e uno scudetto.

L’ultimo trofeo è la Supercoppa Italiana di Doha, a dicembre. Il 29esimo targato signor B., in 31 anni di storia, una storia iniziata 31 anni fa, in un giorno di metà aprile, a bordo di un elicottero, sopra il quale ha dominato il Mondo, dopo averlo cambiato per sempre.

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