Compie 30 anni “Renegade”, il film che Terence Hill girò con il figlio Ross

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Era il 1987 quando uscì nelle sale “Renegade – Un osso troppo duro”, il film diretto da E.B. Clucher (Enzo Barboni) che racconta le avventure di un cowboy moderno e solitario, che gira gli States con la sua jeep e il suo cavallo, “Renegade” Luke, e di Matt, figlio di un amico rinchiuso ingiustamente in carcere. Uno è Terence Hill, che aveva interrotto dopo 15 anni la collaborazione storica con Bud Spencer, e il ragazzo, allora quattordicenne, era Ross Girotti Hill. Era, perché il 30 gennaio del 1990, Ross morì in un incidente stradale a Stockbridge, nel Massachussetts.

Una tragedia che ha segnato la vita e la carriera del protagonista di “Lo chiamavano Trinità” e di tanti altri cult che è inutile elencare, il quale stava preparando proprio con il figlio la serie tv “Lucky Luke”: tra quell’episodio e il ritorno alle scene di Mario Girotti (il vero nome di Terence Hill) nei panni – fortunatissimi – del prete investigatore Don Matteo, passeranno ben dieci anni (2000)!

Ecco perché “Renegade” ha un valore molto profondo per Terence Hill, che di fatto porta al cinema per la prima volta la sua vita, quella di un padre e di un figlio “adottivo”, come era Ross nella realtà. E la pellicola, nonostante alcune lacune evidenti, funzionò alla grande, anche e soprattutto grazie a questa poco originale ma ben assortita coppia cavaliere solitario/giovane ribelle insieme sulle strade americane, tra inevitabili scazzottate, scontri generazionali e battute fulminanti.

Un successo, che Terence Hill pagò a carissimo prezzo…
Quando un potente produttore mi ha chiamato per il ruolo di uno stupratore minacciando di distruggere la mia carriera in caso di rifiuto, ho capito che era ora di partire, di continuare a fare l’attore ma per la mia strada. Presi moglie e figli, caricai la station wagon e mi ritrovai in Massachusetts. Era la stupenda estate indiana di Stockbridge, sembrava il paradiso. Solo più tardi ho scoperto che d’inverno si gela e la vita è meno idilliaca di come era apparsa la prima volta“.

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