Da Ugo Bologna a Guido Nicheli: i “bauscia” milanesi negli anni ’80

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Guido Nicheli

Il termine bauscia ha la sua origine nell’Ottocento. Il significato era “arricchito sbruffone, di solito milanese” e serviva ad indicare non proprio in maniera lusinghiera un personaggio di allora che consigliava, tramite compenso, botteghe e artigiani in Brianza.

Poi arrivarono gli anni ’60 e il vocabolo tornò in auge con il giornalista sportivo Gianni Brera (definendo gli interisti “bauscia”, ovvero i borghesi meneghini, da contrapporre ai “caciavid” rossoneri, la classe proletaria) e l’attore Toni Scotti, che impersonava il “bauscia doc”, quello che recitava la battuta “Basta la parola” nello spot su Carosello dei confetti Falqui e del “ghe pensi mi” nei suoi spettacoli teatrali.

Nei primi anni ’80 Scotti lasciò lo scettro a Ugo Bologna, il primo cummenda della commedia italiana. Dai primi “Fantozzi” (memorabile il suo “Male per dio!” durante la cena a casa della contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare) al commendatore Carraro in “Sapore di Mare 1 e 2” (“Ma chi sono questi barboni in casa mia?!”), fino a “Yuppies“, manifesto della Milano da bere. Ma chi ha raggiunto lo status di massima eccellenza, impersonando meglio di chiunque altro la figura del “bauscia” è stato senza ombra di dubbio il mitico Guido Nicheli.

Monte Carlo Gran Casinò“, “Abbronzatissimi“, “Panarea”, “I ragazzi della 3° C”, “Professione Vacanze” e ovviamente, l’immortale “Vacanze di Natale ’83“, il punto più alto toccato dal Dogui. Basta dire “Alboreto is nothing” e “Sole, whisky e sei già in pole-position“, pietre miliari del cinema italiano, e subito scatta la più ignorante delle standing ovation! I “bauscia” di adesso nemmeno sono da prendere in considerazione. Sono cambiati i tempi, ma soprattutto la qualità degli interpreti.

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