Gli ultimi giorni di Robin Williams: “Piangeva ogni sera tra le mie braccia, non ricordava più le battute”

A distanza di quasi 5 anni dalla tragica scomparsa di Robin Williams emergono verità sugli ultimi giorni della sua esistenza e sulla malattia che l’avrebbe portato a togliersi la vita. I nuovi retroscena emergerebbero da una nuova biografia, scritta da Dave Itzkoff in cui vengono ripercorsi gli ultimi accadimenti e sopratutto gli effetti di una malattia degenerativa, diagnosticata solo postuma.

Nel volume si cerca di indagare sui fattori che l’hanno portato a compiere il gesto, raccontandolo attraverso le voci di chi gli stava accanto, parenti, amici e dipendenti di Hollywood.

Ogni fine giornata, singhiozzava tra le mie braccia. È stato orribile“- ha ricordato la truccatrice Cheri Mins, con lui sul set dell’ultimo capitolo della saga “Una notte al Museo” – “Non avevo la capacità per affrontare ciò che gli stava accadendo“. La frustrazione sarebbe stata  legata al fatto che non riusciva a ricordare le battute.

Aveva un’andatura lenta e strascinata“, ricorda la terza moglie, Susan Schneider, “Odiava non riuscire a trovare le parole, quando conversava. A volte si bloccava in una posizione, incapace di muoversi: la cosa lo frustrava. Iniziava ad avere problemi di vista, non riusciva a valutare distanza a profondità. Era sempre confuso. Ho pensato: mio marito è ipocondriaco? Abbiamo indagato e provato qualsiasi cosa, ma non cerano risposte“.

L’11 agosto del 2014, l’assistente personale del comico, Rebecca Erwin, ha trovato il suo corpo senza vita in camera da letto. Nessun biglietto, nessuna spiegazione. ’11 agosto del 2014, Williams fu rinvenuto privo di sensi dai vigili del fuoco nella sua casa di Paradise Cay, California alle 12:02, e venne dichiarato morto due minuti dopo. Il medico legale attribuì in via dubitativa la causa del decesso ad asfissia per sospetto suicidio. Nelle ore seguenti la polizia dichiarò che l’attore si era tolto la vita impiccandosi con una cintura, fissata alla maniglia della porta chiusa nella sua camera da letto.

L’ultimo giorno di Robin Williams

Il 12 agosto il corpo dell’attore venne cremato e le sue ceneri sparse nella baia di San Francisco. Pochi giorni dopo la morte di Williams, la moglie Susan Schneider rivelò che l’attore aveva scoperto da poco tempo di essere affetto dalla malattia di Parkinson.

Quando nel novembre del 2014 vennero resi pubblici i risultati dell’autopsia fu esclusa l’assunzione di droga o alcol da parte dell’attore al momento del suicidio, e fu comunicato che l’artista soffriva di una patologia neurodegenerativa, chiamata demenza da corpi di Lewy – spesso correlata alla malattia di Parkinson – che si manifesta soprattutto con frequenti allucinazioni visive, che potrebbero aver spinto Williams a togliersi la vita.

Durante l’ultimo anno di vita Williams soffrì, secondo la testimonianza della moglie Susan, oltre che di allucinazioni, di tremore alla mano sinistra, problemi di stomaco, insonnia, attacchi di panico, paranoia, perdita di memoria (che lo colpì la prima volta sul set di Una notte al museo 3) e altri disturbi. La moglie dell’attore dichiarò anche che Williams era però lucido e tranquillo l’ultimo giorno della sua vita (tanto da non fare sospettare nulla), e che probabilmente scelse consapevolmente di togliersi la vita: “Se gli fosse andata bene avrebbe avuto magari tre anni di vita e sarebbero stati tre anni duri, probabilmente sarebbe stato internato… Alla fine non aveva nemmeno più il controllo della sua voce, era sobrio completamente, pulito, ma soffriva di ansie“.

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