“La Quinta del Buitre”: perché la Storia non ricorda solo i vincitori -VIDEO

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La Quinta del Buitre

Prima dei Galacticos, dei “Zidanes y Pavones” e di CR7. Prima di tutto questo, il Bernabeu era il parco giochi di cinque ragazzini provenienti dalla cantera della “Casa Blanca”, capaci dalla metà degli anni 80′ di ridare brillantezza e vigore ad un ambiente depresso e frustrato da anni di insuccessi.

Miguel Pardeza, Manolo Sanchís, Rafael Martín Vázquez, Michel e Emilio Butragueño, il leader di questa generazione che passò alla Storia come la “Quinta del Buitre“, appunto. Una Storia iniziata quasi per caso, grazie ad un articolo del giornalista del quotidiano “El Pais” Julio César Iglesias, il quale invitava l’allora mister delle merengues, il mito Alfredo Di Stafano, ad arruolare in prima squadra i cinque giovani talenti. E la Saeta Rubia gli diede ascolto. Pardeza fu l’unico a non imporsi, mentre gli altri, assieme a campioni del calibro di Camacho, Schuster, Valdano e Hugo Sanchez, formarono il secondo grande Real, dopo quello degli anni 50 e prima del visionario ma vincente costruito da Florentino Perez.

Cinque scudetti, due Coppe EUFA, altrettante Coppe del Rey, quattro Supercoppe di Spagna e una Coppa di Lega. Un periodo entusiasmante, costellato da gol, record e bel gioco, epiche rimonte europee… quasi perfetto. Perché se ti chiami Real Madrid il tuo nome è inevitabilmente legato ad una competizione, la più importante, la più prestigiosa, la più ambita: la Coppa dei Campioni. Che non arrivò mai, anche per colpa del Milan di Sacchi, che ne arresto la corsa in due edizioni di fila.

Anche senza la coppa dalle grandi orecchie, quel Real Madrid è ancora ricordato per le sue gesta, così come l’Ungheria di Puskas del 54′, l’Olanda del 74′ e il Brasile dell’82’, immense per quanto incompiute, e forse per questo ancor più amate, perché la Storia celebra i vincitori ma non dimentica chi ha marcato un segno del suo passaggio.

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