Non solo Fantozzi: ricordiamo Paolo Villaggio nel cult “Fracchia la belva umana”

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"Fracchia la belva umana"

Il nome e il volto di Paolo Villaggio è naturalmente legato a Ugo Fantozzi. Un istituzione, simbolo del lavoratore sfruttato e del cittadino medio iellato all’ennesima potenza. Ma, come scrisse un paio di anni fa l’autorevole critico Aldo Grasso, il comico genovese aveva sfuttato troppo la figura del ragioniere più famoso d’Italia: “Gli preferisco Fracchia“, inteso come personaggio televisivo.

Chissà cosa pensa di quello cinematografico, protagonista di due “epici” scontri sul grande schermo, considerati B-movie, ma che per genialità e trovate non solo meritano la serie A ma anche un posto in Champions! Il primo – e anche il migliore – è “Fracchia la belva umana“, del 1981, diretto da Neri Parenti. Due Villaggio al prezzo di uno, il commissario Auricchio/Lino Banfi, Gigi Reder che sveste i panni del geometra Filini e si mette quelli della madre siciliana della belva… Che capolavoro! E poi Anna Mazzamauro, Sandro Ghiani (il fantastico appuntato De Simone), due giovanissimi Francesco Salvi e Massimo Boldi (Neuro e Pera, che la Belva recluta per una rapina in banca).

Scene memorabili, dalla poltrona a forma di sacco alla battuta “Come è umano lei!”, proposta per la prima volta. E ancora, la Belva che si rifiuta di assaggiare il Sempliciotto e scaraventa il direttore della ditta di cioccolatini fuori dall’ufficio, e dato che c’è fa un occhio nero alla segretaria Mazzamauro prima di uscire. Il pranzo pantagruelico a casa della madre/Gigi Reder, con scodella gigante di cioccolante fondente come dessert (“Senza panna?”) e chiusura con rutto apocalittico.

E la sequenza del ristorante “Gli incivili”… tutta, dall’inizio alla fine, da gustarsi come una bottiglia di Barolo del ’64 (data scritta a caso, magari è stata un’annata disgraziata, ma fa figo dirla…), con la canzoncina che tutti sanno a memoria, manco fosse l’inno di Mameli (“E benvenuti, a sti frocioni… “), che il proprietario della taverna dedica al commissario Auricchio/Lino Banfi. E ancora, lo stesso Banfi che “lusinga” la madre della Belva (“E’ un ex puttanazza, prostituta palermitana… anche perché io penso, anzi ne sono sicurissimo, che questa è sifilitica dal momento che avrà avuto dei rapporti con dei muli e degli asini arabi… “). Insomma, Fantozzi è nel mito, e lì rimane, ma dato un posto in Paradiso – magari senza l’aiuto di un lasciapassare – anche a Giandomenico Fracchia. Se lo merita, davvero.

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